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La pandemia causata dal Coronavirus ha provocato dei repentini cambiamenti per quanto riguarda gli aspetti lavorativi.

Se per i cinquantenni la carriera significava dedicare energie, impegno e dedizione all’azienda, con l’avvento della crisi attuale tutto questo sembra essere crollato.

Digitalizzazione e smartworking sono entrati di peso nelle necessità impellenti di ogni realtà economica.

Dai consigli di amministrazione delle multinazionali ai piccoli studi professionali la paroda d’ordine è stata quella rivedere i piani di gestione del personale.

I percorsi lineari di crescita professionale possibili in organizzazioni di tipo fordista, cioé con una struttura piramidale, si sono trasformati.

Dal sistema Toyota alla Sharing economy

Dal modello di F. W.Taylor (con l’organizzazione scientifica del lavoro degli inizi del ‘900) dal quale trae ispirazione Henry Ford si è passato ai modelli organizzativi quali il sistema Toyota fino al più recente legato alla “sharing econonomy”, cioè un modello economico basato sull’utilizzo condiviso di beni, spazio e strumenti.

Ecco che le persone coinvolte si organizzano in Rete producendo valore.

Questa economia della condivisione abbraccia concetti quali il “coworking” (il modo di vita collaborativo), il car sharing (il consumo collaborativo), il “fablab” (la fabrica di laboratori).

Questo tipo di economia contiene una dimensione etica e ambientalista legata al mondo delle associazioni che operano senza fini di lucro ma creano, però, una rete di scambi.

Dallo sviluppo di applicazioni, spazi e strumenti condivisi si genera un utile che permette, a queste figure professionali, di rimanere sul mercato.

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Competenze trasversali

Da questo scenario guardiamo alcuni aspetti.

Sono oramai più di 10 anni che i dirigenti d’azienda sono diminuiti, segno che il rischio legato all’attività di impresa si è trasferito al dipendente stesso.

La sua figura è divenuta a metà tra il dipendente vecchia maniera e il lavoratore autonomo, in quanto sempre pronto a cambiare azienda.

Ecco l’importanza della formazione continua e del costante aggiornamento. 

Chi più riesce ad espandere le proprie competenze, soprattutto con un occhio al settore informatico, più è in grado di soddisfare le richieste del mercato del lavoro.

Smartworking: una realtà in crescita

Il mercato delle professioni si trova di fronte a questo modo di lavorare: lo smartworking.

La natura di questo lavoro non è tanto quella di trovarsi a casa invece che in azienda ma nella possibilità, data al dipendente, di autogestirsi e organizzarsi in base a degli obiettivi concordati.

In questo contesto si chiede alla persona una stabilità, capacità e solidità personale che siano in grado di trovare un senso al percorso che si sta facendo.

Un cambio di passo nella gestione della propria professione che, molto spesso, induce ad abbinare all’attività primaria (irrinunciable fonte di reddito) una seconda che garantisce una maggiore realizzazione sul piano personale.

E così c’è chi diventa un allenatore, un accompagnatore di montagna o chi si dedica al volontariato.

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Digitalizzazione e smartworking: gli effetti della pandemia sulla carriera lavorativa

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