smart working

Durante l’emergenza sanitaria da Covid-19 l’esperienza che imprese e lavoratori hanno fatto, e che ancor di più faranno in questi mesi che aprono il 2021, risulterà preziosa per progettare e sperimentare nuovi modi di lavorare e collaborare.

Lo scorso novembre, in occasione del Convegno “Smart Working: il futuro del lavoro oltre l’emergenza”, l’Osservatorio Smart Working ha presentato in streaming i risultati della Ricerca 2020 sulla diffusione del fenomeno nelle grandi e piccole medie imprese (PMI) del settore privato e nelle Pubbliche Amministrazioni, approfondendo gli impatti e le evoluzioni.

Vediamo cosa è cambiato e cosa cambierà nella realtà del lavoro agile.

Lo Smart Working durante l’emergenza Covid-19

Durante la fase più acuta dell’emergenza lo Smart Working ha coinvolto:

  • il 97% delle grandi imprese, 
  • il 94% delle pubbliche amministrazioni italiane,
  • il 58% delle PMI

per un totale di 6,58 milioni di lavoratori agili, circa un terzo dei lavoratori dipendenti italiani.

Sono oltre dieci volte più dei 570mila censiti nel 2019 (e che riguardavano per il 58% le grandi imprese).

Il maggior numero di smart worker lavora nelle grandi imprese, 2,11 milioni, 1,13 milioni nelle PMI, 1,5 milioni nelle microimprese sotto i dieci addetti e infine 1,85 milioni di lavoratori agili nelle PA. 

L’applicazione del lavoro agile durante la pandemia, seppure in un momento di emergenza, ha dimostrato come un modo diverso di lavorare sia possibile anche per figure professionali prima ritenute incompatibili.

Tuttavia, ha anche evidenziato l’impreparazione tecnologica di molte organizzazioni.

Infatti:

  • Più di due grandi imprese su tre hanno dovuto aumentare la dotazione di pc portatili (69%);
  • tre PA su quattro hanno incoraggiato i dipendenti a usare i dispositivi personali;
  • il 50% delle PMI non ha potuto operare da remoto.

Nonostante le difficoltà, questo smart working atipico ha contribuito:

  • a migliorare le competenze digitali dei dipendenti (per il 71% delle grandi imprese e il 53% delle PA),
  • a ripensare i processi aziendali (59% e 42%),
  • ad abbattere barriere e pregiudizi sul lavoro agile (65% delle grandi imprese).

Ciò ha segnato una svolta nell’organizzazione del lavoro e le aziende si stanno attrezzando per tradurre le nuove abitudini e aspettative dei lavoratori in un nuovo approccio al lavoro.

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Dall’emergenza Covid alla normalità: cosa cambierà nello Smart Working

Il 50% delle grandi imprese interverrà sugli spazi fisici al termine dell’emergenza differenziandoli (29%), ampliandoli (12%) o riducendoli (10%).

Il 38% delle grandi imprese non prevede riprogettazioni ma cambierà le modalità d’uso e solo l’11% tornerà a lavorare come prima. Il 36% delle grandi imprese modificherà i progetti di Smart Working in corso e digitalizzerà i processi.

Ben il 70% di chi ha un progetto di lavoro agile aumenterà le giornate in cui è possibile lavorare da remoto, passando da un solo giorno alla settimana prima della pandemia a una media di 2,7 giornate a emergenza conclusa.

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*Dati Osservatorio Smart Working

Lo Smart Working oltre il Covid-19: come l’emergenza sanitaria ha cambiato il nostro lavoro

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