Brainstorming

Brainstorming: 4 modelli a confronto per sviluppare e confrontare le idee

Il brainstorming, nel senso tradizionale ideato da Osborn e Clark, prevede che il gruppo di lavoro si trovi e crei una tempesta creativa di idee con il minor numero possibile di regole e costrizioni.

Oggi però il concetto di brainstorming viene inteso in maniera più libera e descrive spesso qualsiasi tipo di ricerca di idee spontanea, indipendentemente dal fatto che ci si trovi in gruppo o da soli o anche a casa.

Anche l’ambiente di lavoro moderno ha portato a nuove varianti di brainstorming.

Sono sempre di più gli uffici che utilizzano le piattaforme online per scambiarsi idee per poi svilupparle ulteriormente. 

Tuttavia, alcune delle varianti presentate di seguito si allontanano molto dal concetto di base del brainstorming ideato da Osborn e Clark.

Vediamole insieme.

1.Brainstorming ABC

Nel brainstorming ABC si cerca di trovare un’idea appropriata che cominci con ciascuna lettera dell’alfabeto, scelta di volta in volta liberamente.

Il brainstorming ABC è un metodo popolare usato quando il gruppo si trova in una situazione di stallo o se la ricerca delle idee si è fermata. È una tecnica particolarmente adatta per trovare un nome o uno slogan pubblicitario.

Il rischio nel brainstorming ABC è quello che i partecipanti, concentrandosi troppo sulla lettera scelta limitino la loro creatività. E ciò contrasta con l’idea originaria del brainstorming, visto come una tempesta di idee senza filtri.

Ricordate infatti il principio: più regole fissate per un brainstorming, meno idee davvero originali riceverete.

2.Brainstorming elettronico

Per riunire le “idee digitali” si utilizzano software come Slack o una Spike.

Grazie a questi programmi si possono raggruppare i dipendenti e chiedere loro di esprimere le proprie idee in un post.

Il brainstorming elettronico perde però l’aspetto dell’interazione faccia a faccia, sacrificando così un vantaggio essenziale del brainstorming classico.

L’aspetto positivo è la possibilità di mettere a frutto la creatività anche quando i membri del gruppo di lavoro non possono incontrarsi fisicamente.

Per il brainstorming elettronico ci sono diverse possibilità: si può pensare a uno scambio tramite forum o a una piattaforma del team o a un documento su cui possono lavorare più persone.

Videoconferenze

La videoconferenza si avvicina di più al classico brainstorming.

In questo caso si utilizzano programmi di videochat come Skype (o piattaforme simili) e, dal momento che questa tecnica di brainstorming avviene in tempo reale, non si sacrifica l’aspetto della creatività spontanea.

Tuttavia, una videochat non può sostituire del tutto l’interazione naturale face-to-face e può formarsi una barriera mentale tra i partecipanti.

In questa variante anche il moderatore ha più responsabilità e deve far fronte a condizioni particolari e a difficoltà tecniche che emergono nella videoconferenza, come un’interruzione di connessione o la mancanza di concentrazione dei partecipanti.

Brainstorming

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3.Brainwriting

A differenza del classico brainstorming, il brainwriting si basa sulla trascrizione privata delle idee, a scapito delle dinamiche all’interno del team. 

Gli appunti (spesso anonimi) vengono raccolti dal moderatore e poi vengono discussi e analizzati insieme nel gruppo.

Il brainwriting è un metodo efficace nel caso in cui alcuni partecipanti risultino meno adatti per diversi motivi al classico brainstorming (ad esempio per via di barriere linguistiche o per motivi caratteriali) o se le condizioni rendono impossibile incontrarsi di persona (distanza dei partecipanti, mancanza di sala conferenze adatta, ecc.).

Vantaggi del brainwriting

Uno dei punti di forza del brainwriting consiste nel non associare l’idea a una persona, a differenza di quanto avviene nel classico brainstorming dove un’idea è collegabile chiaramente alla persona che l’ha espressa.

Questa tecnica di brainstorming ha però il vantaggio di creare pari opportunità per tutti i partecipanti: possono infatti emergere anche idee che non verrebbero per niente espresse in un classico contesto di brainstorming.

In una sessione di brainstorming le buone idee vengono spesso elaborate, mentre nel brainwriting le proposte si possono sviluppare tramite molti passaggi e di conseguenza attraversano un processo più lungo.

4.Brainwalking

Come abbiamo visto nell’articolo precedente, il brainwalking è una variante molto utilizzata del brainstorming in cui viene costantemente attivata la creatività dei partecipanti posizionando in maniera intelligente cartelloni e post-it in tutto l’ufficio. 

I partecipanti hanno la possibilità di fissare i loro pensieri su questi cartelloni o lavagne di modo che alla fine ne emerga una raccolta di idee. 

Il brainwalking si slega così dalla cornice di un meeting o di una chatroom, e si basa sul fatto che i partecipanti annotino qualcosa che viene loro in mente spontaneamente mentre sono al lavoro.

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Digitalizzazione e smartworking: gli effetti della pandemia sulla carriera lavorativa

La pandemia causata dal Coronavirus ha provocato dei repentini cambiamenti per quanto riguarda gli aspetti lavorativi.

Se per i cinquantenni la carriera significava dedicare energie, impegno e dedizione all’azienda, con l’avvento della crisi attuale tutto questo sembra essere crollato.

Digitalizzazione e smartworking sono entrati di peso nelle necessità impellenti di ogni realtà economica.

Dai consigli di amministrazione delle multinazionali ai piccoli studi professionali la paroda d’ordine è stata quella rivedere i piani di gestione del personale.

I percorsi lineari di crescita professionale possibili in organizzazioni di tipo fordista, cioé con una struttura piramidale, si sono trasformati.

Dal sistema Toyota alla Sharing economy

Dal modello di F. W.Taylor (con l’organizzazione scientifica del lavoro degli inizi del ‘900) dal quale trae ispirazione Henry Ford si è passato ai modelli organizzativi quali il sistema Toyota fino al più recente legato alla “sharing econonomy”, cioè un modello economico basato sull’utilizzo condiviso di beni, spazio e strumenti.

Ecco che le persone coinvolte si organizzano in Rete producendo valore.

Questa economia della condivisione abbraccia concetti quali il “coworking” (il modo di vita collaborativo), il car sharing (il consumo collaborativo), il “fablab” (la fabrica di laboratori).

Questo tipo di economia contiene una dimensione etica e ambientalista legata al mondo delle associazioni che operano senza fini di lucro ma creano, però, una rete di scambi.

Dallo sviluppo di applicazioni, spazi e strumenti condivisi si genera un utile che permette, a queste figure professionali, di rimanere sul mercato.

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Per il tuo Smarworking guarda gli articoli in PROMOZIONE questa settimana:

Competenze trasversali

Da questo scenario guardiamo alcuni aspetti.

Sono oramai più di 10 anni che i dirigenti d’azienda sono diminuiti, segno che il rischio legato all’attività di impresa si è trasferito al dipendente stesso.

La sua figura è divenuta a metà tra il dipendente vecchia maniera e il lavoratore autonomo, in quanto sempre pronto a cambiare azienda.

Ecco l’importanza della formazione continua e del costante aggiornamento. 

Chi più riesce ad espandere le proprie competenze, soprattutto con un occhio al settore informatico, più è in grado di soddisfare le richieste del mercato del lavoro.

Smartworking: una realtà in crescita

Il mercato delle professioni si trova di fronte a questo modo di lavorare: lo smartworking.

La natura di questo lavoro non è tanto quella di trovarsi a casa invece che in azienda ma nella possibilità, data al dipendente, di autogestirsi e organizzarsi in base a degli obiettivi concordati.

In questo contesto si chiede alla persona una stabilità, capacità e solidità personale che siano in grado di trovare un senso al percorso che si sta facendo.

Un cambio di passo nella gestione della propria professione che, molto spesso, induce ad abbinare all’attività primaria (irrinunciable fonte di reddito) una seconda che garantisce una maggiore realizzazione sul piano personale.

E così c’è chi diventa un allenatore, un accompagnatore di montagna o chi si dedica al volontariato.

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Modelli organizzativi aziendali a confronto: Toyota con FCA-Chrysler

In questi tempi, anche a causa dei continui lockdown dovuti alla pandemia, le aziende hanno rivalutato i propri modelli organizzativi. 

Di fronte alle avversità che destabilizzano il regolare corso di ogni attività economica, chi dirige una società è chiamato a reimpostare la strategia di lavoro.

Molto spesso queste sono decisioni che si rifanno a modelli di gestione già adottati.

È il caso del “modello Toyota”, il sistema di organizzazione della produzione nato nell’omonima casa automobilistica giapponese dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Il modello Toyota: i cardini del sistema

Il Toyota Prodution System si contrappone al modello fordista, cioè su una organizzazione piramidale dell’impresa in cui alla base ci sono gli operai, salendo si trovano le varie categorie di manager fino a raggiungere l’amministratore delegato (al vertice della piramide).

La fabbrica, con il modello Toyota, diviene un luogo in cui i lavoratori non si sentono più divisi da gerarchie ma collaborano insieme con le proprie idee e competenze.

Il fine è quello di ottenere un risultato, il migliore possibile in termini di qualità e quantità.

I 5 punti fondamentali del modello

Cinque sono i punti su cui si basa il sistema Toyota:

  1. Ridurre i sovraccarichi
  2. Eliminare gli sprechi
  3. Evitare le incosistenze
  4. Raggiungere i risultati in modo semplice
  5. Ottenere flessibilità senza stress

Ci sono anche altri due principi sviluppati dalla Toyota.

Il Toyota Way, cioè quel continuo miglioramento che include il coraggio di accettare la sfida e stimolare la creatività e il Toyota Kaizen per cui il business si migliora in maniera costante, con l’innovazione e le giuste decisioni (con ricerca e analisi dei dati).

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Il modello Marchionne

Anche in Italia abbiamo avuto un modello organizzativo di successo.

Parliamo del modello di “fabbrica piatta”, impostato da Sergio Marchionne, alla guida di Fiat Auto di Torino fino alla Chrysler americana.

La realtà organizzativa di Marchionne si basa sul livellamento dell’attivià lavorativa.

Secondo Marchionne “più piramidi crei e peggio gestisci l’azienda”.

Ad una domanda di uno studente al Festival dell’Economia di Trento nel 2014 il manager afferma: “Se io avessi tre vice sotto di me starei tutto il giorno a rompere loro le scatole informandomi su cosa stanno facendo”. 

E continua Marchionne: “Più stretto è il controllo e peggio funziona l’azienda. È per questo che io ho 70 o 80 persone con le quali lavoro direttamente e così rompo loro le scatole in maniera più distribuita.”

Il modello di azienda piatta: un sistema orizzontale

Ecco quindi che il modello di azienda piatta, adottato dal famoso manager, mira a far crescere l’azienda con la condivisione delle decisioni e la rapidità di esecuzione.

Meno livelli dirigenziali intermedi e distribuzione della responsabilità sono due aspetti da tenere sempre presente anche in piccole-medie realtà.

Un sistema aziendalistico orizzontale, senza legami gerarchici e con un sistema collaborativo ampio, è la soluzione che rende agile il lavoro.

Non dimentichiamo, però, che il fulcro del “Marchionne pensiero” era la valorizzazione del personale.

Queste le sue parole quando si rivolse agli operai americani: “We are ordinary people”. 

E li ringrazia dicendo loro: “Siete voi le vere star.”

Organizza e pianifica, pertanto, il tuo magazzino o ufficio considerando i modelli di successo quali il modello Toyota e il sistema di organizzazione piatta di Marchionne.

Ti proponiamo un serie di articoli utili (vedi l’immagine sopra) per pianificare la settimana lavorativa nei vari reparti produttivi.

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sicurezza magazzino

La gestione della sicurezza in magazzino tra rischi e tutela della salute

Una corretta gestione della sicurezza negli ambienti di lavoro è indispensabile per ridurre i rischi di infortuni e prevenire incidenti, spesso gravi.

Adottare una serie di procedure e indicazioni per salvaguardare la salute dei lavoratori significa avere il controllo delle attività svolte all’interno di magazzini di stoccaggio e distribuzione.

Queste aree sono classificate, in base alla normativa italiana sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, come situazioni a “rischio medio” e devono considerare il contesto lavorativo.

Da ciò si possono definire i vari livelli di automazione presenti (attrezzature meccanizzate per la movimentazione dei carichi), il numero di addetti e l’eventuale presenza di prodotti pericolosi.

Sicurezza in magazzino: i rischi

Con la valutazione dell’ambiente di lavoro si riesce a definire la tipologia dei fattori di rischio che possono interessare il personale.

Tra questi ci sono:

  • i rischi connessi all’ambiente di lavoro;
  • i rischi dovuti all’utilizzo delle attrezzature (macchinari, carrelli elevatori o pedane mobili);
  • i rischi per la salute del personale.

Da tenere sotto controllo sono i rischi di tipo strutturale come le scale, i parapetti e le rampe di accesso.

Situazioni che possono causare il scivolamento o la caduta degli operatori con un grado di gravità medio-alta.

Ecco che risulta importante adottare una segnaletica ben visibile, soprattutto per la fruibilità delle uscite di sicurezza e delle zone con accesso limitato o con presenza di materiali pericolosi.

Ti può interessare anche l’articolo: La segnaletica in magazzino: gli accorgimenti per rendere sicuro l’ambiente di lavoro

Azione primaria: informare il personale

Fondamentale risulta l’azione informativa degli operatori che devono assimilare vari aspetti teorici e pratici.

Tra questi ci sono:

  • il corretto utilizzo degli strumenti di lavoro come i macchinari e le attrezzature con le relative protezioni, individuali e del macchinario;
  • utilizzare i dispositivi di protezione individuale (DPI) per la sicurezza (scarpe antinfortunistiche, guanti e mascherine);
  • conoscere le procedure di emergenza;
  • adottare un adeguato abbigliamento da lavoro;
  • usare particolari macchinari solo dopo corsi specifici.

 

Articoli sicurezza

 

Articoli utili in magazzino

La sorveglianza e la gestione nei luoghi di lavoro necessita di alcuni articoli di particolare utilità.

Dal riconoscimento dell’identità dei lavoratori alla necessità di comunicare i piani di lavoro settimanali fino alla segnaletica da applicare al pavimento o alle pareti, diversi sono i materiali disponibili.

Tra questi ci sono:

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Ecco la recensione di Giovanni Fassio su Google My Bussiness: “Un vasto assortimento di cancelleria e prodotti per ufficio.”

 

 

Prodotti igiene casa

Pulizia e sanificazione in casa: scegli prodotti professionali

Mantenere la casa pulita e, soprattutto, sicura dalle varie contaminazioni è oramai divenuta una consuetudine.

Tutti noi siamo consci dell’importanza di applicare un metodo di pulizia pratico ed intuitivo.

Pertanto cerchiamo di capire in quale zone dell’abitazione è necessario un’intervento e quali sono i prodotti più efficaci da usare.

Il consiglio è quello di scegliere una linea di prodotti professionali perché garantiscono delle condizioni di pulizia e sanificazione maggiori.

Igienizzare i pavimenti: il primo passo per la tua sicurezza

I pavimenti sono un vero ricettacolo di batteri e germi, sopratutto se camminiamo per casa con le scarpe usate all’esterno.

Prima regola: cambiarsi le scarpe non appena entrati in casa!

Quindi il lavaggio del pavimento diventa fondamentale per eliminare germi e sporco raccolti per strada.

Operazioni da fare per l’igiene dei pavimenti

Anche se il tempo è sempre poco, il suggerimento è quello di agire (in modo costante) con le seguenti operazioni.

Rimuovi la polvere: rimuovere la terra, sabbia, briciole o peli di animali con l’aspirapolvere o un panno.

Lavare il pavimento: la fase del lavaggio necessita di uno spazzolone imbevuto in un buon detergente.

In base alla tipologia di pavimento (marmo, parquet, cotto ecc.) è buona norma utilizzare un detergente specifico. 

I detergenti che si trovano nella grande distribuzione sono spesso aggressivi e contengono additivi a base cera.

Questi se da un lato rendono più “brillanti” i pavimenti, dall’altro lasciano patine oleose sulle superfici e, di fatto, stratificano di lavaggio in lavaggio imprigionando lo sporco sotto queste barriere.

Il consiglio è di usare detergenti prodotti da aziende specializzate, come ALCASANITEC o CITROSIL (più specifici e professionali).

Procurati anche dei disinfettanti certificati, riconosciuti come presidi medico-chirurgici (vedi la linea professionale di Citrosil).

Lava spugne e stracci: terminata la pulizia è bene lavare gli stracci utilizzati in lavatrice a 60°.

Detergenti consigliati:

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Il bagno: come eliminare i batteri

In bagno è facile trovare zone di umidità dove le muffe prolificano. 

È bene arieggiare il locale per almeno 1 ora al giorno per favorire il ricircolo dell’aria umida e tenere sotto controllo gli angoli dei muri in modo da agire alla prima comparsa di macchie di muffa e condense.

Il bagno deve essere anche disinfettato.

Pulire sanitari e lavabi: per pulire le superfici in ceramica o altri materiali tecnici (corian e resine varie), si possono utilizzare degli disinfettanti ad alta concentrazione di ammonio ad azione antibatterica, che vanno poi rimossi e risciacquati con una spugna morbida.

Anche la rubinetteria può essere disinfettata con sgrassatori e detergenti.

Disinfettanti consigliati per te:

La cucina: dove esigere la pulizia

La cucina, assieme al bagno, è l’ambiente dove a causa della presenza d’acqua e di alimenti si accumulano più sporco e batteri.

È il cuore della casa e probabilmente è l’ambiente più vissuto. Per questo merita l’uso di prodotti detergenti HCCP (Hazard Analysis and Critical Point).

Mentre la pulizia del piano cucina ed utensili è necessaria dopo ogni processo di cottura, la frequenza del lavaggio di griglie e fornelli dipende dalla tipologia di cottura adottata e dalla mole di utilizzo della cucina stessa. 

Il prodotto più adatto alla pulizia di superfici, forni ed oggetti vari, che non possono essere lavati in lavastoviglie o nel lavello con acqua bollente e detersivi, è un  detergente sgrassante antibatterico.

In base alla tipologia di piano di lavoro, invece, è consigliabile utilizzare prodotti specifici come i disinfettanti concentrati per superfici.

Assieme alla superficie di appoggio per gli alimenti, è bene lavare in modo accurato e con frequenza anche il lavello.

Detergenti sgrassanti:

 

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Home delivery

aria

Pulisci l’aria in casa e in ufficio con i purificatori

La permanenza tra le mura domestiche ci constringe a valutare anche la qualità dell’aria all’interno dei locali di casa.

Fondamentale è l’apertura delle finestre di una stanza più volte al giorno e dopo lunghi periodi di permanenza nei luoghi chiusi.

Bene sarebbe dotarsi di purificatori d’aria per una costante azione di filtraggio dell’aria dalle varie impurità.

L’ambiente dove si trascorrono molte ore della giornata richiede la nostra attenzione.

Nell’aria di casa spesso ci sono particelle organiche, acari della polvere e batteri, che rendono inquinati gli spazi.

Scopri cosa usare per purificare l’aria

Ecco allora che ci sono varie tecnologie utili a filtrare l’aria in modo costante e oltre la consueta apertura delle finestre.

Questi elettrodomestici che ci vengono in aiuto sono i purificatori d’aria.

Come funzionano i purificatori d’aria

Ci sono varie categorie di purificatori d’aria.

Tra questi troviamo:

  • filtri a carbone attivo, composti da un filtro che trattiene le particelle inquinanti disperse nell’aria
  • ionizzatori, sistema che agisce tramite ioni positivi che catturano le sostanze inquinanti e assorbite, poi, da una piastra dotata di carica negativa
  • polarizzazione elettronica, macchine che emettono un campo elettrico con la funzione di trattenere le particelle inquinanti
  • irradiazione ultravioletta, dispositivi dotati di lampade UV (raggi ultravioletti) che distruggono le particelle organiche
  • sterilizzazione termodinamica, macchine dotate di una piastra in ceramica che distrugge le particelle inquinanti con il calore (200°).

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Purificatori d'aria

La nostra proposta del mese:

La giusta scelta: quale purificatore preferire?

Diversi sono i modelli in commercio.

Il consiglio è quell di valutare anche i consumi elettrici dei vari apparecchi e il costo dei vari filtri HEPA da sostituire.

Valuta anche la capacità di filtraggio e il volume d’aria che può essere trattato dal singolo apparecchio: questo per capire quale modello è adatto agli spazi da purificare.

Leggi anche: Purificare l’aria è un’azione sana e consigliata

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